Il confronto CSRD vs NFRD riguarda il modo in cui le imprese raccolgono, verificano e pubblicano le informazioni di sostenibilità. La CSRD ha introdotto standard europei comuni, una struttura più precisa per la doppia materialità e un collegamento più stretto con la relazione sulla gestione. Per le aziende italiane, la transizione richiede di rivedere processi e responsabilità, oltre ai contenuti del documento finale.
Nel 2026, però, il confronto deve tenere conto anche delle modifiche Omnibus. Le descrizioni della CSRD basate esclusivamente sul testo originario non rappresentano più il quadro completo. Prima di decidere quali attività avviare, è necessario distinguere la disciplina europea, il recepimento italiano e l’esercizio cui si riferisce la rendicontazione.
Comprendere cos’è la CSRD aiuta a impostare questa verifica. Il risultato dovrebbe essere un sistema nel quale le informazioni possano sostenere disclosure, analisi dei costi e decisioni operative. La collaborazione tra CFO e CSO diventa quindi parte della preparazione, insieme al coinvolgimento di acquisti, risorse umane e responsabili delle attività.
Dalla NFRD alla CSRD: cosa cambia in Italia
La NFRD, direttiva 2014/95/UE, ha introdotto obblighi europei di informativa non finanziaria per determinate grandi imprese di interesse pubblico. In Italia è stata recepita con il D.Lgs. 254/2016, alla base della dichiarazione di carattere non finanziario, comunemente chiamata DNF. Il regime richiedeva già informazioni su temi ambientali, sociali, personale, diritti umani e contrasto alla corruzione.
La CSRD, direttiva (UE) 2022/2464, ha modificato questo impianto e in Italia è stata recepita con il D.Lgs. 125/2024. Il cambiamento riguarda soprattutto la standardizzazione attraverso gli ESRS, l’organizzazione delle informazioni e la loro integrazione nei processi societari. Non significa che prima non esistessero controlli o valutazioni degli impatti.
Le stime storiche di circa 11.700 imprese NFRD e quasi 50.000 imprese potenzialmente interessate dalla CSRD originaria descrivono due fasi del percorso europeo. Non devono essere utilizzate come conteggio aggiornato delle imprese obbligate dopo Omnibus. Per capire la propria posizione servono i requisiti applicabili alla singola società o al gruppo.
Confronto sintetico tra NFRD e CSRD
Questa tabella mette a confronto due regimi, senza attribuire alla CSRD ogni pratica di gestione dei dati. Per esempio, la necessità di informazioni attendibili esisteva già nella DNF italiana. Gli ESRS rendono più strutturato il collegamento tra valutazioni, indicatori e contenuti pubblicati.
Anche il confronto sulla materialità richiede attenzione. Definire la NFRD come un sistema esclusivamente basato sulla materialità finanziaria è riduttivo, perché il quadro precedente considerava già gli impatti dell’attività. La CSRD e gli ESRS esplicitano e disciplinano in modo più articolato le due prospettive.
| Aspetto | NFRD / D.Lgs. 254/2016 | CSRD e quadro Omnibus |
|---|---|---|
| Perimetro | Determinate grandi imprese di interesse pubblico; le stime storiche non descrivono il perimetro attuale | Verifica di società, gruppo, esercizio, recepimento nazionale ed eventuali esenzioni |
| Standard | GRI o altre metodologie, con spiegazione delle scelte | ESRS applicabili all’esercizio, con analisi di rilevanza e disposizioni transitorie |
| Materialità | Il quadro considerava già gli impatti dell’attività | Materialità degli impatti e finanziaria, disciplinate in modo più articolato |
| Assurance | Attestazione di conformità sulla DNF italiana da parte di un soggetto abilitato | Sicurezza limitata; nessun passaggio automatico alla sicurezza ragionevole nel quadro Omnibus |
| Catena del valore | Relazioni commerciali e impatti esterni già considerati | Requisiti più strutturati, valutazione della rilevanza e tutele per le imprese della catena del valore |
| Collocazione | DNF secondo il regime italiano applicabile | Sezione dedicata nella relazione sulla gestione |
| Formato digitale | Nessun automatismo tra documento e marcatura | Distinzione tra PDF, XHTML e XBRL; marcatura secondo gli atti delegati applicabili |
Come Dcycle supporta la continuità dei dati
Dcycle è una piattaforma di dati ambientali per le imprese. Può aiutare i team a organizzare le informazioni utilizzate nella rendicontazione, conservando il collegamento tra registrazioni, fonti e contesto operativo. Non è una società di revisione e non determina autonomamente se un’azienda rientra negli obblighi della direttiva.
Nel passaggio dalla DNF a un processo basato sugli ESRS, il primo beneficio da valutare è la continuità dei dati. Consumi, attività e documenti possono essere strutturati una volta e riutilizzati quando i metodi e i perimetri lo consentono. Un cambio di formato del report non dovrebbe richiedere di ricostruire ogni volta l’intero archivio.
La piattaforma rende visibile il contesto delle registrazioni, comprese attribuzione e modifiche. Questo supporta il confronto tra i responsabili che forniscono le informazioni e chi le riesamina. La tracciabilità facilita la preparazione delle evidenze, mentre la validità dei metodi e l’approvazione delle informazioni restano responsabilità dell’impresa.
Per valutare un software CSRD, conviene seguire un dato reale dalla fonte alla sua utilizzazione. La dimostrazione dovrebbe mostrare come si individua il periodo, come si documenta una correzione e quali informazioni rimangono disponibili per il controllo. È una verifica più utile del solo confronto tra schermate di report.
Gli stessi dati possono sostenere anche analisi operative. Il consumo energetico di un impianto può contribuire a una disclosure, al calcolo delle emissioni e alla valutazione di un investimento di efficienza. Ogni risultato mantiene regole proprie, ma una base condivisa limita la ripetizione delle richieste interne.
Dcycle può quindi affiancare il lavoro di finance, acquisti e operations, insieme agli specialisti che seguono l’interpretazione normativa e l’assurance indipendente. L’obiettivo è mantenere informazioni utilizzabili per reporting, risparmi e decisioni, con controlli adeguati. La conformità è un risultato del processo complessivo, non una garanzia automatica del software.
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Richiedi una demoPerimetro e transizione dopo Omnibus
Dalla DNF al regime CSRD
Le organizzazioni provenienti dal D.Lgs. 254/2016 dispongono spesso di informazioni storiche, responsabili e procedure già definiti. Questi elementi rappresentano una base di lavoro, ma non dimostrano da soli la conformità al regime CSRD. Occorre verificare il collegamento tra il precedente sistema, le disclosure richieste e l’edizione degli standard da applicare.
La verifica deve includere anche le disposizioni transitorie. La direttiva Omnibus consente agli Stati membri di prevedere esenzioni per determinati soggetti della prima ondata che escono dal nuovo perimetro, con riferimento agli esercizi 2025 e 2026. Non è corretto assumere che ogni esenzione operi automaticamente in Italia solo perché prevista a livello europeo.
Il nuovo perimetro europeo e il recepimento italiano
La direttiva (UE) 2026/470 è entrata in vigore il 18 marzo 2026 e prevede il recepimento delle modifiche sulla rendicontazione entro il 19 marzo 2027. Il nuovo perimetro generale europeo considera congiuntamente più di 1.000 dipendenti medi e oltre 450 milioni di euro di fatturato netto. Le modifiche al perimetro sono riferite agli esercizi dal 2027, con disposizioni specifiche per la transizione.
L’analisi Omnibus di EY ricostruisce le principali modifiche europee. Per un’impresa italiana, la decisione richiede comunque di controllare la norma nazionale vigente, le regole di consolidamento, eventuali esenzioni e la posizione nel gruppo. Una guida sulle aziende obbligate può orientare l’analisi, senza sostituire questa verifica specifica.
Le richieste informative fuori dall’obbligo CSRD
Essere fuori dall’obbligo CSRD non significa che ogni richiesta di informazioni venga meno. Banche, investitori e clienti possono avere esigenze informative proprie, mentre la riforma europea introduce tutele per contenere richieste sproporzionate lungo la catena del valore. Bisogna distinguere l’obbligo di pubblicare una rendicontazione dalle informazioni richieste nell’ambito di una relazione commerciale.
Un approccio proporzionato può utilizzare il report VSME come riferimento, verificando la versione e il contesto applicabili. La priorità è raccogliere dati realmente utilizzabili, anziché replicare integralmente il sistema di una grande impresa. Anche un’organizzazione più piccola può mantenere fonti, criteri e responsabilità chiari.
Consiglio: Documenta separatamente disciplina europea, recepimento italiano ed esercizio. Un'esenzione prevista a livello europeo non dimostra da sola che sia già applicabile alla tua impresa.
5 differenze operative tra CSRD e NFRD
1. Standardizzazione attraverso gli ESRS
Nel regime NFRD, la maggiore libertà di scelta consentiva di utilizzare standard come i GRI o altre metodologie, spiegando le scelte effettuate. Con la CSRD, le imprese soggette utilizzano gli ESRS applicabili al proprio esercizio. Il confronto GRI ed ESRS aiuta a capire quali elementi di un processo preesistente possano essere riutilizzati e quali differenze richiedano analisi.
Standardizzazione non significa che ogni impresa debba pubblicare indistintamente ogni possibile dato. L’analisi di rilevanza, i requisiti generali e le disposizioni specifiche degli standard guidano la selezione delle informazioni. Per ogni contenuto bisogna poter spiegare perché è richiesto, quale metodo è stato utilizzato e quali evidenze ne supportano la rappresentazione.
La revisione ESRS adottata dalla Commissione il 3 luglio 2026 prevede l’applicazione agli esercizi dal 2027 e opzioni transitorie per il 2026. Occorre distinguere adozione, pubblicazione ed entrata in vigore dell’atto, verificando il testo utilizzabile nel periodo concreto. La riduzione dei datapoint non elimina la necessità di dati attendibili o di una motivazione delle valutazioni effettuate.
2. Doppia materialità
La doppia materialità considera due prospettive distinte ma collegate. La materialità degli impatti riguarda gli effetti dell’impresa su persone e ambiente. La materialità finanziaria riguarda i rischi e le opportunità di sostenibilità che possono influenzare la situazione e le prospettive economico-finanziarie dell’organizzazione.
Un tema può risultare rilevante attraverso una sola delle due prospettive. Non deve necessariamente ottenere un punteggio elevato in entrambe per meritare attenzione. L’impresa deve documentare criteri, valutazioni e decisioni, evitando di ridurre l’analisi a un questionario del quale non siano spiegate le conseguenze.
Nel settore manifatturiero, per esempio, l’acqua può essere rilevante per gli impatti di uno stabilimento in un territorio soggetto a stress idrico. La disponibilità della stessa risorsa può anche incidere sulla continuità produttiva. Il processo deve analizzare separatamente le due dimensioni e poi collegare i risultati a responsabilità, controlli e informazioni da rendicontare.
3. Assurance e responsabilità di verifica
Il D.Lgs. 254/2016 prevedeva già un’attestazione di conformità sulla DNF da parte di un soggetto abilitato. Presentare la differenza NFRD-CSRD come un passaggio da nessuna verifica a una verifica obbligatoria è quindi scorretto per il contesto italiano. La novità va letta insieme agli ESRS e al perimetro della rendicontazione e dell’attestazione CSRD.
Il regime CSRD prevede un livello di sicurezza limitato. Non equivale a un controllo superficiale né a una garanzia su ogni informazione aziendale. Il quadro Omnibus ha eliminato il precedente percorso normativo verso l’adozione di standard di sicurezza ragionevole, perciò non va annunciato un passaggio automatico a quel livello di assurance.
Per i team finanziari, questo comporta organizzare una chiusura dei dati coerente con il calendario societario. Devono essere disponibili fonti, metodologie, valutazioni e spiegazioni delle variazioni. Le attività di audit di sostenibilità vanno distinte dal lavoro interno di raccolta e approvazione, mantenendo chiari i ruoli dell’impresa e del verificatore.
4. Informazioni sulla catena del valore
La NFRD non ignorava completamente le relazioni commerciali o gli impatti esterni all’organizzazione. La CSRD e gli ESRS strutturano maggiormente il modo in cui questi elementi entrano nella rendicontazione. Questo non significa chiedere a ogni fornitore la stessa quantità di informazioni o trattare tutte le categorie come ugualmente rilevanti.
Per le aziende di consumo, materiali, lavorazioni, trasporti e utilizzo dei prodotti possono richiedere fonti differenti. La raccolta deve partire dalle informazioni necessarie e dalle aree rilevanti, rispettando le tutele applicabili alle imprese della catena del valore. Il processo deve spiegare come vengono gestite stime, dati mancanti e limiti delle informazioni disponibili.
Per approfondire le emissioni indirette, la guida allo Scope 3, disponibile in inglese, descrive il rapporto con la catena del valore. I dati climatici richiedono inoltre regole specifiche. Per esempio, il doppio reporting Scope 2 distingue risultati basati su criteri diversi per l’elettricità acquistata, che non vanno sommati come se fossero emissioni aggiuntive.
5. Collocazione e formato digitale
La CSRD prevede una sezione dedicata nella relazione sulla gestione e un percorso verso informazioni più utilizzabili digitalmente. Un PDF ordinato, un file XHTML e informazioni marcate con una tassonomia XBRL sono risultati diversi. Non è corretto presentarli come formati equivalenti né dire che il tagging sia automaticamente obbligatorio per tutti fin dal primo report.
L’obbligo di marcatura della rendicontazione dipende dagli atti delegati che ne stabiliscono le regole applicabili. La preparazione dei dati può iniziare prima, mantenendo definizioni, unità, periodi e corrispondenze tra valori e disclosure. Al momento della pubblicazione bisogna verificare requisiti e scadenze effettivamente in vigore per il soggetto interessato.
La connessione con il reporting finanziario non significa sovrapporre tutti i framework. Il confronto ESRS e IFRS è utile per comprendere le possibilità di interoperabilità senza assumere equivalenza tra standard. Una fonte può essere condivisa, mentre definizioni, destinatari e valutazioni restano da verificare.
6 passi per preparare il processo di rendicontazione
1. Documentare perimetro ed esercizio
Il primo passo è una valutazione documentata del perimetro. Deve indicare quali società sono considerate, se la rendicontazione è individuale o consolidata e quale esercizio si sta preparando. Nel caso di un gruppo, bisogna valutare anche le condizioni delle eventuali esenzioni e il rapporto tra capogruppo e controllate.
La nota dovrebbe riportare data, fonti normative e responsabile della verifica. Un rinvio europeo, un’esenzione transitoria e l’uscita dal futuro perimetro sono situazioni diverse. Il piano operativo deve partire dal risultato di questa analisi, evitando di utilizzare una vecchia presentazione come unica base delle scadenze.
2. Mappare le informazioni esistenti
Le informazioni storiche non vanno eliminate solo perché cambia lo standard. Conviene inventariare indicatori, documenti e processi esistenti e confrontarli con i requisiti applicabili. La mappatura deve distinguere informazioni riutilizzabili, dati da ricalcolare e contenuti per i quali manca una base adeguata.
Una fattura di energia può essere ancora una fonte valida, mentre il vecchio indicatore aggregato potrebbe usare un perimetro non coerente con quello attuale. Per il reporting automatizzato, questa distinzione è essenziale. Automatizzare una trasformazione senza capirne le regole rende più rapido anche l’errore.
3. Assegnare ruoli e scadenze
Gli esiti della valutazione devono diventare un piano di lavoro. Per ogni informazione richiesta, occorre definire chi fornisce il dato, chi lo riesamina e come viene approvato. La responsabilità deve essere abbastanza precisa da poter risolvere una domanda su una fonte o su una variazione significativa.
Le buone pratiche di raccolta dati aiutano a organizzare queste richieste. È utile descrivere unità, periodo e documenti attesi prima di avviare il ciclo, invece di correggere interpretazioni diverse alla fine. Il calendario deve considerare anche i tempi di revisione, oltre a quelli di consegna.
4. Introdurre controlli sulla qualità
I controlli dovrebbero identificare dati mancanti, duplicazioni, unità incoerenti e variazioni inattese. La profilazione dei dati, illustrata nella documentazione di Microsoft, è un esempio di tecnica per esaminare completezza e distribuzione delle informazioni. Non sostituisce il controllo del significato del dato o del documento che lo supporta.
Se il consumo di un impianto cambia in modo importante, bisogna capire se è cambiata l’attività, se è stata introdotta una stima o se manca un periodo. La revisione deve conservare la spiegazione e l’esito del controllo. Un valore anomalo non è necessariamente sbagliato, ma non dovrebbe passare senza essere esaminato.
5. Preparare le evidenze e gli accessi
Il fascicolo deve consentire di ricostruire il percorso dalla fonte alla disclosure. Per ciascun indicatore rilevante servono metodo, trasformazioni e approvazioni pertinenti. Una raccolta di file senza collegamenti alle cifre pubblicate rende più difficile rispondere alle domande del verificatore.
La guida alla data room CSRD, disponibile in inglese, approfondisce questa organizzazione delle evidenze. Conviene inoltre separare i compiti attraverso accessi per ruolo, verificando chi può inserire, modificare e consultare informazioni. La condivisione con un soggetto esterno deve rispettare il perimetro e la riservatezza dei dati.
6. Provare il processo e mantenerlo nel tempo
Prima del ciclo completo, una prova su un indicatore può mettere in luce problemi di metodo e coordinamento. Il team dovrebbe seguire una fonte, controllarne la qualità, consolidare il risultato e preparare la spiegazione di una variazione. Una prova riuscita deve essere ripetibile anche da chi non ha progettato il processo.
Una verifica dell’impronta di carbonio può fornire esperienza utile sulla documentazione dei dati climatici, ma non equivale all’attestazione dell’intera rendicontazione CSRD. Il piano deve mantenere questa distinzione e prevedere come aggiornare dati e controlli durante l’anno. Il processo diventa più efficace quando gli apprendimenti del primo ciclo vengono conservati per quello successivo.
Consiglio: Prova il percorso completo di un indicatore prima del ciclo di rendicontazione: fonte, controllo, consolidamento e spiegazione delle variazioni. Conserva i risultati della prova per il ciclo successivo.
3 errori da evitare nella transizione
1. Raccogliere dati senza un uso definito
La preparazione non si misura dal numero di colonne create. Raccogliere dati che non hanno un destinatario, un metodo o un uso definito aumenta il lavoro e può introdurre incoerenze. Bisogna prima individuare il requisito applicabile e il collegamento con la valutazione di rilevanza.
Questo vale anche per le informazioni già disponibili. Un dato facile da ottenere non è necessariamente quello richiesto, mentre una stima ben documentata può essere più utile di una cifra apparentemente precisa ma priva di fonte. Il processo deve rendere visibili qualità e limiti delle informazioni utilizzate.
2. Confondere le fasi del quadro normativo
Una proposta, una direttiva entrata in vigore e una norma nazionale applicabile non sono la stessa cosa. Anche l’adozione di un atto delegato deve essere distinta dalla sua entrata in vigore e dal primo esercizio cui si applica. Le decisioni operative devono riportare chiaramente quale fase del quadro normativo si sta considerando.
Quando cambiano soglie o calendari, è utile aggiornare la valutazione del perimetro prima di interrompere o ampliare il progetto. Le attività su fonti, responsabilità e controlli possono restare utili anche se cambia l’obbligo di pubblicazione. La loro dimensione va comunque adattata alle esigenze reali dell’organizzazione.
3. Delegare le decisioni al software
Una piattaforma può supportare raccolta, organizzazione e tracciabilità, ma non risolve da sola un criterio di materialità poco chiaro o una metodologia incoerente. Prima dell’acquisto, la valutazione deve coinvolgere le persone che lavoreranno sui dati e chi dovrà approvarne l’utilizzo.
Il progetto deve includere un piano per manutenzione, formazione ed esportazione delle informazioni. Il criterio di successo è la capacità di mantenere dati spiegabili e riutilizzabili, anche quando cambiano interlocutori o requisiti. Il documento pubblicato è una delle uscite di questo sistema, insieme alle analisi che aiutano l’impresa a decidere.
Conclusione: partire da dati e responsabilità
La differenza tra CSRD e NFRD riguarda standard comuni, doppia materialità, collocazione delle informazioni e organizzazione dell’assurance. Per le imprese italiane, il confronto deve riconoscere anche ciò che esisteva già nella DNF, compresa l’attestazione. Le modifiche Omnibus del 2026 richiedono inoltre di verificare perimetro, recepimento ed esercizio prima di applicare soglie o scadenze.
La preparazione più utile parte dai dati e dalle responsabilità. Mappare le informazioni esistenti, documentare i metodi e introdurre controlli proporzionati permette di affrontare la rendicontazione senza ricostruire ogni anno il lavoro da zero. Una base condivisa può sostenere anche analisi dei costi, richieste commerciali e decisioni operative.
Dcycle supporta questa continuità come piattaforma di dati ambientali, affiancando il lavoro dei team e la preparazione delle evidenze. Il suo valore va valutato sulla capacità di mantenere informazioni utilizzabili e tracciabili. L’interpretazione degli obblighi, l’approvazione delle disclosure e l’assurance restano attività con responsabilità specifiche, da integrare in un processo coerente.
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Parla con il nostro teamDomande frequenti (FAQ)
Qual è la differenza principale tra CSRD e NFRD?
La CSRD ha introdotto gli ESRS, una disciplina più articolata della doppia materialità e una sezione dedicata nella relazione sulla gestione. Per le imprese italiane il confronto deve considerare anche il regime DNF, che prevedeva già controlli e un’attestazione di conformità.
Le vecchie stime sul numero di imprese CSRD sono ancora attuali?
Le stime di circa 11.700 imprese NFRD e quasi 50.000 imprese potenzialmente interessate dalla CSRD originaria descrivono fasi storiche. Non rappresentano un conteggio aggiornato dopo Omnibus. Occorre verificare società, gruppo, esercizio, normativa nazionale ed eventuali esenzioni.
La DNF italiana era già soggetta ad attestazione?
Sì. Il D.Lgs. 254/2016 prevedeva un’attestazione di conformità da parte di un soggetto abilitato. Non è quindi corretto descrivere la transizione italiana come il passaggio da nessuna verifica a una verifica obbligatoria. L’assurance CSRD deve essere letta insieme agli ESRS e al perimetro applicabile.
Un tema deve essere rilevante in entrambe le prospettive di materialità?
No. Un tema può risultare rilevante attraverso la prospettiva degli impatti oppure quella finanziaria. L’impresa deve documentare criteri, valutazioni e decisioni e collegare i risultati alle informazioni da rendicontare.
Il tagging XBRL è obbligatorio automaticamente dal primo report?
No. Un PDF, un file XHTML e informazioni marcate con una tassonomia XBRL sono risultati diversi. L’obbligo di marcatura dipende dagli atti delegati applicabili. Bisogna verificare requisiti e scadenze effettivamente in vigore per il soggetto interessato.
Dcycle sostituisce il revisore o garantisce la conformità CSRD?
No. Dcycle è una piattaforma di dati ambientali che supporta organizzazione, tracciabilità e preparazione delle evidenze. Interpretazione degli obblighi, approvazione delle disclosure e assurance indipendente restano attività con responsabilità specifiche. Gli stessi dati possono sostenere reporting, risparmi e decisioni operative.