Misurare l’impronta di carbonio della plastica è fondamentale per unire sostenibilità, efficienza e compliance.
Con dati affidabili è possibile ridurre costi e rischio operativo in modo concreto.
Cosa include la misurazione
Fasi da considerare
- Produzione della materia prima.
- Trasformazione industriale.
- Trasporto e distribuzione.
- Uso del prodotto.
- Fine vita e gestione rifiuti.
Variabili che incidono di più
Tipo di plastica, energia impiegata, logistica e qualità della filiera di recupero.
Leve principali di riduzione
1. Ridisegno prodotto e packaging
2. Efficienza di processo
3. Circularity reale
4. Coinvolgimento dei fornitori
5. Misurazione digitale continua
Con Dcycle puoi unificare dati su plastica, energia e Scope 3 in un processo tracciabile e audit-ready.
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- Parti dalla categoria con impatto maggiore.
- Definisci ownership dei dati per funzione.
- Uniforma criteri tra siti.
- Verifica versione dei fattori emissivi.
- Monitora gli scostamenti mese su mese.
Domande frequenti (FAQs)
Come si misura l’impronta di carbonio della plastica?
Con approccio ciclo di vita, includendo produzione, trasporto, uso e fine vita.
La precisione dipende dalla tracciabilità del dato.
Quali standard considerare?
CSRD, GHG Protocol, ISO 14064 e ISO 14067 sono riferimenti comuni.
Spesso vanno integrati con requisiti di clienti e investitori.
Si può eliminare completamente la footprint?
Nella maggior parte dei casi no, ma si può ridurre in modo consistente.
Servono miglioramento continuo e misurazione periodica.
Quali settori sono più impattati?
Food, retail, manifattura e logistica per volume e complessità del packaging.
Ogni azienda deve comunque analizzare il proprio profilo.
Come ridurre plastica senza bloccare produzione?
Con sostituzione graduale, test pilota e validazione tecnico-economica.
Meglio progressione controllata che cambiamento improvviso.